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Marta Tarsia

Testi

Critiche, lettere e giudizi raccolti da diverse testate, dal 1982 al 2011.

David Fuks

Psicologo, scrittore, pittore

“Marta Tarsia è un’umanista che riafferma nella sua opera l’attualità dell’uomo in conflitto con se stesso e con il proprio ambiente.”
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Marta Tarsia è un’umanista che riafferma nella sua opera l’attualità dell’uomo in conflitto con se stesso e con il proprio ambiente. Si tratta dell’uomo del nostro tempo, che sente la mancanza dei garanti e delle garanzie un tempo rinnovati nei riti sacri.

Nostalgia di un tempo evocato da questo presente, costruito con i robusti materiali dell’incertezza più che con le fragili convinzioni che un altro mondo sia possibile.

Un presente in cui la maternità veste i volti della protezione, ma anche quello della disperazione suscitata da una società minacciosa, colpita nella sua libertà e iniqua, nella quale è decaduto il logos della politica e della giustizia.

Questo sguardo rivolto all’indietro, fatto di prometei lanciatori di uccelli, di petroglifi e geroglifici, riassume negli uccelli che vanno incontro all’uomo l’ideogramma della libertà, dell’eterno anelito al volo libero che riafferma la condizione umana.

Le figure umane di Marta Tarsia sembrano pregare qualche dio segreto o cercare pace per qualche sofferenza, o forse chiedono invano a questi esseri mitici l’esigua pietà che gli uomini potenti negano loro.

Marta Tarsia ci fa dono di queste immagini figurative (nelle quali gli abbracci amorosi, i pensatori che si dibattono di fronte alla solitudine del deserto delle proprie anime o in riva a un fiume, eretti davanti alla propria trama di rete da pescatori che li annoda alla Storia) irrompono come intruse per interrompere l’astratto.

In questa occasione, la tecnica artistica che Marta Tarsia adopera come dispositivo mediatore per dare forma alla sua opera, oggettivando il processo creativo di elaborazione nella sua immaginazione, è oggetto di controversie.

Fortunatamente, in Marta Tarsia la tecnica non subordina né il contenuto né gli altri elementi della forma e, per il suo riconosciuto percorso, conosciamo inoltre il suo lavoro intenso ed elaborato, il suo impegno nel proprio processo di produzione, che affonda le radici nei suoi lavori precedenti.

Dal suo autoritratto, turbata e anelante, come dietro una tendina di pixel, Marta ci osserva dal fondo della sala e certamente ci invita, ancora una volta, a moltiplicare i suoi interrogativi o le sue risposte.

Traduzione dall’originale in spagnolo

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Marta Tarsia es una humanista que reafirma en su obra la vigencia del hombre en conflicto consigo mismo y con su entorno. Se trata del hombre de nuestro tiempo que echa de menos los garantes y las garantías, renovados antiguamente en los ritos sagrados.

Añoranza de un tiempo que es evocado desde este presente construido con los robustos materiales de la incertidumbre más que con las frágiles convicciones de que otro mundo es posible.

Presente en el cual la maternidad viste los rostros de la protección pero también el de la desesperación que despierta una sociedad amenazante, afectada en su libertad e inequitativa, en la cual ha periclitado el logos de la política y de la justicia.

Esta mirada hacia atrás, hecha de prometeos lanzapájaros, de petroglifos y jeroglíficos, resume en las aves que van al encuentro del hombre el ideograma de la libertad, del eterno anhelo de vuelo libre que reafirma la condición humana.

Las figuras humanas de Marta Tarsia parecen rogar a algún dios secreto o buscar paz para algún sufrimiento, o tal vez demanden inútilmente de estos seres míticos la exigua piedad que los hombres poderosos les niegan.

Marta Tarsia nos agasaja con estas imágenes figurativas (en las cuales los abrazos amorosos, los pensadores que se debaten ante la soledad del desierto de sus propias almas o a la vera de un río, erguidos ante su propia trama de red de pescadores que los anuda en la Historia) irrumpen como intrusas para discontinuar lo abstracto.

En esta oportunidad, la técnica artística que Marta Tarsia instrumenta como dispositivo mediador para plasmar su obra, objetivando el proceso creativo de elaboración en su imaginación, está sujeta a controversias.

Afortunadamente, en Marta Tarsia, la técnica no subordina ni al contenido ni a los otros elementos de la forma, y, por su reconocida trayectoria, sabemos además de su trabajo intenso y elaborado, de su compromiso con su proceso de producción, que ancla en sus trabajos anteriores.

Desde su autorretrato, perturbada y anhelante, como detrás de un visillo de píxeles, Marta nos observa desde el fondo de la sala y seguramente nos invita, una vez más, a multiplicar sus interrogantes o sus respuestas.

Lucio R. Berrone

Matematico, scrittore, pittore — Marzo 2011

Annotazioni su “Nueve cabezas”

“Le teste sono talvolta frammenti, elementi di una testa o, meglio ancora, elementi espressivi minimi.”
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La solida illuminazione bipartita dei volti; il tono dominante che distingue ciascuno di essi; la rugosità della superficie di supporto, accresciuta da una base che contiene sabbia nella sua composizione. Le teste sono talvolta frammenti, elementi di una testa o, meglio ancora, elementi espressivi minimi.

Donna dagli occhi socchiusi: il prediletto contrasto tra ocra, azzurri e grigi; sorprende il volume luminoso delle orbite. La colatura della pittura si distingue dalla gocciolatura della materia sottostante: un effetto di grande bellezza.

Violaceo: gli occhi dalle grandi pupille e la luce sdoppiata sul volto androgino. La stilizzazione caricaturale delle ombre; la fitta gocciolatura sul lato in ombra è, forse, una variante del non finito.

Gli occhi: è possibile ridurre l’espressione a quella degli occhi. L’inverosimiglianza dei colori usati ne bilancia il duro realismo. Forse lo rafforza…

Traduzione dall’originale in spagnolo

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La sólida iluminación bipartita de los rostros; el tono dominante que distingue a cada uno de ellos; la rugosidad de la superficie soporte aumentada mediante una base que incluye arena en su composición. Las cabezas son a veces fragmentos, elementos de una cabeza o, mejor aún, elementos expresivos mínimos.

Mujer de ojos entornados: el dilecto contraste entre ocres, azules y grises; sorprende el volumen luminoso de las cuencas de los ojos. El goteo de la pintura se distingue del goteado de la materia subyacente: un efecto de gran belleza.

Violáceo: los ojos de grandes pupilas y la luz desdoblada en el rostro andrógino. La estilización caricaturesca de las sombras; el goteado intenso en el costado oscuro es, tal vez, una variante del non finito.

Los ojos: es posible reducir la expresión a la de los ojos. La inverosimilitud de los colores usados balancea su duro realismo. Tal vez lo refuerce…

Fernanda González Cortiñas

Rosario/12, dicembre 1997

“América, la otra creación” — Uno sguardo classico

“Marta Tarsia delinea uno sguardo classico sull’arte precolombiana. Partendo da alcuni frammenti del Popol Vuh, l’artista rosarina si addentra in un mondo di mitologie lontane.”
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Nella sua mostra América — la otra creación, Marta Tarsia delinea uno sguardo classico sull’arte precolombiana. Partendo da alcuni frammenti del Popol Vuh, il libro sacro degli indios quiché del Guatemala, l’artista rosarina si addentra in un mondo di mitologie lontane; lontane non solo per la distanza geografica che separa queste terre dalle remote culture mesoamericane, ma anche per le difficoltà di comprensione che la loro cosmogonia presenta all’occhio forestiero.

Lavorare sulle radici dell’arte, studiando la pittura indigena, è una tentazione a cui quasi nessun artista può sottrarsi. Comprenderne però l’intensità, e poi trasferirla su una tela, è un’altra cosa. Imbevuta di questo irrefrenabile “richiamo della terra”, Tarsia ripercorre nel tempo quello che poté essere l’inizio di un modo di creare di taglio prettamente “americanista”, e per farlo si appoggia a quel trattato millenario che, fondato su una radicata tradizione orale, fu fatto conoscere da una versione del XVI secolo (1534-1539).

Chiamato anche “Libro dei Consigli”, il Popol Vuh ha offerto materia a molti artisti; scrittori, poeti e pittori hanno cercato nelle sue pagine le origini di un’“arte americana” che ancora oggi non ha trovato un nome che la distingua.

Le sue figure hanno qualcosa di quei colossi che dominavano i murales di Orozco o di Siqueiros. Donne che partoriscono quasi in piedi, animali legati a culti macabri e personaggi metà uomini e metà bestie sono alcune delle forme che Tarsia sceglie di attingere da quel ricco repertorio che compone l’immaginario civilizzato intorno al “nativo”.

In América — la otra creación, i volti olivastri dagli occhi a mandorla si mescolano alla simbologia tipicamente indigenista: dèi primitivi incisi nella pietra che si ripetono come un sigillo sulle composizioni; orrende bestie immaginarie che sorgono dai deliri onirici degli stregoni della tribù — dopo un’ingestione probabilmente abbondante di funghi allucinogeni —; i guerrieri, quegli esseri magistrali che ignorano il significato della parola paura; le donne indie, immensamente fertili, datrici di vita, laboriose e padrone dell’inesauribile potere della terra. (América — la otra creación si può visitare al piano terra del Centro Cultural “Bernardino Rivadavia”, San Luis e San Martín, fino al 31 dicembre.)

Traduzione dall’originale in spagnolo

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En su muestra América — la otra creación, Marta Tarsia esboza una mirada clásica del arte precolombino. Basada en algunos fragmentos del Popol Vuh, el libro sagrado de los indios quichés de Guatemala, esta rosarina se interna en un mundo de mitologías lejanas; lejanas no sólo por la distancia geográfica que separa estas tierras de las remotas culturas mesoamericanas sino por las dificultades de comprensión que presenta su cosmogonía para el ojo forastero.

Trabajar sobre las raíces del arte, estudiando la pintura indígena, es una tentación a la que casi ningún artista puede escapar. Comprender, sin embargo, su intensidad, y luego plasmarlo sobre una tela es algo distinto. Imbuida por este irrefrenable “llamado de la tierra”, Tarsia rastrea a través del tiempo lo que pudo ser el comienzo de una forma de crear de corte netamente “americanista”, y para esto se apoya en ese milenario tratado que, basado en una acendrada tradición oral, fue dado a conocer por una versión del siglo XVI (1534-1539).

También llamado el “Libro de los Consejos”, el Popol Vuh ha dado tela para cortar a muchos artistas; escritores, poetas y pintores han buscado en sus páginas los orígenes de un “arte americano” que aún hoy no ha hallado un nombre que lo distinga.

Sus figuras tienen algo de esos colosos que protagonizaban los murales de Orozco o Siqueiros. Mujeres que dan a luz casi de pie, animales relacionados con cultos macabros, y personajes mitad hombres, mitad bestias, son algunas de las formas que Tarsia decide tomar de ese rico espectro que compone el ideario civilizado acerca de “lo nativo”.

En América — la otra creación, los rostros cetrinos de ojos rasgados se mezclan con la simbología típicamente indigenista: dioses primitivos grabados en la piedra que se repiten como un sello sobre las composiciones; espantosas alimañas imaginarias que surgen de los delirios oníricos de los brujos de la tribu —luego de una probablemente abundante ingesta de hongos alucinógenos—; los guerreros, esos magistrales seres que desconocen el significado de la palabra miedo; las mujeres indias, inmensamente fértiles, dadoras de vida, trabajadoras y dueñas del inagotable poder de la tierra. (América — la otra creación se puede visitar en la planta baja del Centro Cultural “Bernardino Rivadavia”, San Luis y San Martín, hasta el 31 de diciembre.)

Olga R. Z. de Pareja Núñez

La Capital, Rosario, 1982

“Percorrendo i suoi quadri si ha la sensazione che qualcosa, al di là del fatto stesso di dipingere, stia accadendo.”
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Percorrendo i suoi quadri si ha la sensazione che qualcosa, al di là del fatto stesso di dipingere, stia accadendo. È l’azione di un’opera che si distingue, a volte, per imponderabili che non hanno spiegazione. Prevale il ritmo soggettivo, l’emozione dell’artista, il modo particolare di risolvere un piano.

Traduzione dall’originale in spagnolo

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Al recorrer sus cuadros se siente la sensación de que algo, más allá del hecho de pintar, está ocurriendo. Es la acción de una obra que se distingue, a veces, por imponderables que no tienen explicación. Prevalece el ritmo subjetivo, la emoción de la artista, la particular forma de resolver un plano.

Luján Carranza

Rosario

“Pregevole la sua linea, perfetta la sua composizione, ma il colore è nei suoi quadri la felice intuizione naturale di chi non lo fissa, ma lo parla.”
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Pregevole la sua linea, perfetta la sua composizione, ma il colore è nei suoi quadri la felice intuizione naturale di chi non lo fissa, ma lo parla, perché non restino segrete o ermetiche le voci dei suoi cieli, delle sue terre e di quegli umili personaggi di una vegetazione spontanea e meravigliosa.

Traduzione dall’originale in spagnolo

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Valiosa su línea, perfecta su composición, pero el color es en sus cuadros el natural acierto de quien no lo fija sino lo habla para que no queden secretas o herméticas las voces de sus cielos, de sus tierras y de esos humildes personajes de una vegetación espontánea y maravillosa.

Patricia Martínez Dufour

Rosario

“Il tema non è l’oggetto, ma la composizione nel suo insieme.”
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Questa allieva di Marcelo Dasso espone da oltre dieci anni, seguendo con fedeltà la sua predilezione per la figura umana. Si nota un cambiamento molto evidente nella tavolozza, dove si apprezza una maggiore ampiezza delle gamme cromatiche, con nuove occasioni per far scaturire la luce da ogni angolo possibile. Un lavoro assai lodevole sui fondi dà unità all’intero dipinto, sicché il tema non è l’oggetto, ma la composizione nel suo insieme.

Traduzione dall’originale in spagnolo

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Esta alumna de Marcelo Dasso expone desde hace más de diez años, siguiendo la fidelidad que indica su preferencia por la figura humana. Hay un cambio muy notorio en la paleta, donde se aprecia una amplitud mayor de los engamados con nuevas oportunidades para sacar luz desde todos los rincones posibles. Un trabajo muy loable en los fondos integra toda la pintura, siendo de esta manera el tema no el objeto sino la composición total.

La Rioja

Stampa di La Rioja, 1985

“Una di quelle artiste che lasciano sulla tela non solo un’immagine descrittiva, ma ciascuna delle esperienze vissute lungo il cammino.”
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La sua tematica intimista e carica di evocazioni dei luoghi percorsi, unita al suo particolare senso del colore, fa di Tarsia una di quelle artiste che lasciano sulla tela non solo un’immagine descrittiva, ma piuttosto ciascuna delle esperienze vissute lungo il cammino.

Traduzione dall’originale in spagnolo

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Su temática intimista y cargada de evocaciones de lugares recorridos, más su particular sentido del color, hacen de Tarsia una de esas artistas que dejan en la tela no sólo una imagen descriptiva, sino más bien cada una de las vivencias deparadas por el andar.

La actualidad en el Arte

Buenos Aires, c. 1984

“La sua tematica è intimista e varia, strutturata con grande senso della composizione.”
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Dal 1975 Marta Beatriz Tarsia, artista di Rosario, svolge un’attività costante che le ha permesso di esporre in importanti gallerie di quella città, di Mar del Plata e di Buenos Aires. La sua ultima mostra si è inaugurata lo scorso maggio alla Galería Witcomb di questa capitale, dove ha esposto anche l’anno scorso.

La sua tematica è intimista e varia, strutturata con grande senso della composizione. Le immagini figurative sono presentate con un uso particolare del colore, dato da sottili gradazioni tonali per cui il contorno nasce più dalla macchia cromatica che dalla linea.

Traduzione dall’originale in spagnolo

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Desde 1975, Marta Beatriz Tarsia, plástica de Rosario, viene desarrollando una actividad constante que le ha permitido exponer en importantes galerías de esa ciudad, Mar del Plata y Buenos Aires. Su última muestra se inauguró en mayo último en la Galería Witcomb de esta capital, en la que también expuso el año pasado.

Su temática es intimista y diversa, estructurada con gran sentido de la composición. Las imágenes figurativas están presentadas con un particular manejo del color, dado por sutiles gradaciones tonales que hacen que el contorno resulte más de la mancha cromática que de la línea.

Manuela Porlimanti

Pro Loco Monte San Giusto — Monte San Giusto, Macerata — 5º Concorso Internazionale di Pittura

“Il suo quadro è stato segnalato dalla giuria ed ha ricevuto come premio una targa di merito.”
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Carissima signora, mi scuso per il ritardo con cui le scrivo ma siamo stati tutti molto impegnati in Pro Loco… volevo comunicarle che il suo quadro è stato segnalato dalla giuria ed ha ricevuto come premio una targa di merito offerta dalla nostra pro-loco e dunque le mando da parte mia e di tutta la giuria i migliori complimenti!

Tutti i quadri premiati che rimangono alla pro loco faranno parte di una pinacoteca comunale di arte contemporanea che verrà aperta a Monte San Giusto e per questo se lascerà a noi il suo quadro questo verrà esposto nella pinacoteca.

El Norte

San Nicolás, 27 ottobre 1984

Si inaugura oggi al “Rumbo” una mostra di Marta Tarsia

“Dotata di una nobile e ricca tavolozza espressiva con cui svela “profondità di gole e di silenzi, distese di sabbia assetate e selvagge”.”
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Un’importante mostra di pittura sarà aperta al pubblico a partire da questa sera alle 20, nella Sala “Rómulo Elena” della sede sociale dell’Asociación Cultural “Rumbo”. In questa occasione esporrà le sue opere l’apprezzata artista rosarina Marta Beatriz Tarsia, dotata di una nobile e ricca tavolozza espressiva con cui svela “profondità di gole e di silenzi, distese di sabbia assetate e selvagge, cardoni vigili sugli orizzonti, pianti di monti nascosti”, per parafrasare il poeta mons. Enrique A. Angelelli.

Marta Beatriz Tarsia vanta un lungo, fecondo e ascendente percorso artistico. Sarà la prima volta che espone nella nostra città e l’annuncio ha suscitato un enorme interesse tra gli appassionati di arti visive.

Traduzione dall’originale in spagnolo

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Una importante exposición pictórica quedará habilitada a partir de esta tarde a las 20, en la Sala “Rómulo Elena” de la Sede Social de la Asociación Cultural “Rumbo”. En la oportunidad expondrá sus obras la destacada artista plástica rosarina Marta Beatriz Tarsia, poseedora de una noble y rica paleta expresiva con la que desentraña “honduras de quebradas y silencios, arenales sedientos y bravíos, cardonales vigías en horizontes, lloros de cerros escondidos”, parafraseando al poeta Mons. Enrique A. Angelelli.

Marta Beatriz Tarsia lleva cumplida una larga, proficua y ascendente trayectoria artística. Esta será la primera vez que expone en nuestra ciudad y su anuncio ha despertado un enorme interés entre los adictos a las manifestaciones plásticas.

El País

La Rioja, 24 luglio 1985

Marta Beatriz Tarsia inaugura oggi una mostra

““Quando sono stata a La Rioja ho preso appunti dell’aspra bellezza del paesaggio, poi li ho rielaborati nel mio atelier.””
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Si inaugura oggi la mostra dell’artista Marta Beatriz Tarsia. La pittrice, originaria di Rosario, tempo fa è stata a La Rioja e ha preso appunti che ha poi perfezionato nel suo atelier. Ora, su invito della Dirección de Cultura e presso il Centro de Ingenieros, che ha messo a disposizione i locali, esporrà una serie di lavori nati nella nostra provincia.

“Quando sono stata a La Rioja ho preso appunti dell’aspra bellezza del paesaggio, poi li ho rielaborati nel mio atelier e ho avuto occasione di esporli a Buenos Aires, Rosario, Tucumán e ora a La Rioja, dove spero con grande trepidazione che giungano all’animo dei riojani.”

Traduzione dall’originale in spagnolo

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Quedará inaugurada hoy la muestra de la artista plástica Marta Beatriz Tarsia. La pintora, oriunda de Rosario, tiempo atrás estuvo en La Rioja y tomó apuntes que luego perfeccionó en su taller. Ahora, invitada por la Dirección de Cultura y en el Centro de Ingenieros que cedió el local para la muestra, expondrá una serie de trabajos que tuvieron origen en nuestra provincia.

“Cuando estuve en La Rioja tomé apuntes de la belleza agreste del paisaje, luego los trabajé en mi taller y tuve oportunidad de exponerlos en Buenos Aires, Rosario, Tucumán y ahora en La Rioja, que espero con gran ansiedad llegue al espíritu de los riojanos.”

La Capital

Rosario, 1985

Mostra di dipinti a olio a Salta

“Una mostra di dipinti a olio della pittrice rosarina Marta Beatriz Tarsia al Museo de Bellas Artes de Salta.”
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Al Museo de Bellas Artes di questa città, che ha sede nella Casa de Arias Rengel, dichiarata monumento storico nazionale nel 1946, è in corso una mostra di dipinti a olio della pittrice rosarina Marta Beatriz Tarsia. L’esposizione comprende 23 opere della più recente produzione dell’artista.

Ha partecipato a numerosi saloni nazionali, provinciali e municipali, ottenendo riconoscimenti al salone “Manuel Musto” nel 1975, 1977 e 1981 e al Salón de Artistas Plásticos Rosarinos nel 1978. Ha inoltre fatto parte della giuria del salone “Manuel Musto” nel 1982 e del salone “FATA” nel 1984.

Traduzione dall’originale in spagnolo

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En el Museo de Bellas Artes de esta ciudad, que funciona en la Casa de Arias Rengel, declarada monumento histórico nacional en 1946, se está llevando a cabo una muestra de óleos de la pintora rosarina Marta Beatriz Tarsia. La exposición está compuesta por 23 obras de la última producción de la artista.

Participó en numerosos salones nacionales, provinciales y municipales obteniendo distinciones en el salón “Manuel Musto”, en 1975, 1977 y 1981 y en el Salón de Artistas Plásticos Rosarinos en 1978. Además integró el jurado en el salón “Manuel Musto” en 1982 y en el salón “FATA” en 1984.

Tiempo Empresario

Rosario, ottobre 1988

“Argelia, raza y cultura milenaria — testimonio 1987”

“Serie di disegni dedicata al popolo del nord e alla regione desertica dell’Algeria, realizzata sulla base di uno studio approfondito della vita dell’uomo e della cultura di origine berbera.”
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Mostra di disegni a inchiostro presso l’Asociación Empresaria de Rosario, a partire dal 4 novembre 1988. Per tema, la serie si può suddividere in: “Hombres del desierto”, personaggi che abitano la regione delle prime oasi del Sahara algerino, molti dei quali mercanti, con i loro abiti caratteristici; “Niños”, della regione desertica e delle montagne della Cabilia; e “Mujeres de Argel”, donne velate che vivono nella capitale del paese, sulla costa e nella tipica Casbah.

La maggior parte dei lavori è stata eseguita in bianco e nero; alcuni a colori. A china, con marcatori e pennarelli; in certi casi è stata usata la penna d’uccello (calamo). Pochi altri sono stati ambientati con motivi ornamentali dell’architettura musulmana: archi, mosaici, fontane.

Traduzione dall’originale in spagnolo

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Exposición de dibujos en tinta en la Asociación Empresaria de Rosario, a partir del 4 de noviembre de 1988. Por el tema, la serie puede dividirse en: “Hombres del desierto”, personajes que habitan en la región de los primeros oasis del Sahara argelino, muchos de ellos mercaderes, con sus atavíos característicos; “Niños”, de la región desértica y de las montañas de Kabylie; y “Mujeres de Argel”, mujeres veladas que viven en la capital del país, en la costa y en la típica Casbah.

La mayoría de los trabajos fueron ejecutados en blanco y negro; algunos, en color. En tinta china, marcadores, fibrones; en algunos casos se empleó pluma de ave (cálamo). Unos pocos fueron ambientados con motivos ornamentales de la arquitectura musulmana: arcos, mosaicos, fuentes.

Farid Mammeri

Responsabile di Nadi El Ouns — Algeri, 3 agosto 1987

“Grazie per l’immagine così cara che ha saputo offrirci dell’Argentina.”
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Mi permetta, a nome del numeroso pubblico venuto a vedere la sua mostra, tenutasi dal 15 luglio al 31 agosto, di ringraziarla per l’immagine così cara che ha saputo offrirci dell’Argentina e per la sensibilità di cuore che non può che avvicinare gli artisti del mondo.

Traduzione dall’originale in francese

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Permettez-moi, au nom du nombreux public venu voir votre exposition qui s’est déroulée du 15 juillet au 31 août, de vous remercier pour l’image attachante que vous avez su nous donner de l’Argentine et la sensibilité de cœur qui ne peut que rapprocher les artistes du monde.

Hugo Cava

Coordinatore della mostra “9 cabezas”

“Per me è stato un orgoglio lavorare con te.”
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Voglio che tu sappia che per me è stato un orgoglio lavorare con te, perché ammiro profondamente le persone che affrontano le proprie attività con tanta professionalità e tanto senso di responsabilità.

Traduzione dall’originale in spagnolo

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Quiero que sepas que para mí fue un orgullo trabajar con vos, ya que admiro profundamente a las personas que encaran con tanto profesionalismo y responsabilidad sus actividades.